Calcio in tribunale: c’è bisogno di riforme urgenti

Il presidente del Coni, assicura che durante la giunta del 14 dicembre «L’argomento all’ordine del giorno sarà come riformare la giustizia sportiva»…

Cambiarla spetta proprio al Coni e in quell’occasione si analizzerà la bozza di riforma presentata dalla Figc. Ormai è consuetudine che il calcio finisca in tribunale (ogni anno arrivano sul tavolo del procuratore Stefano Palazzi 2.500 provvedimenti) così è evidente che bisogna cambiare la natura volontaria di chi si occupa di giustizia sportiva, ci vogliono professionisti, pagati solo per questo. L’allarme principale arriva dal “business delle scommesse” un polverone che alza circa 84 miliardi l’anno in tutta Europa. L’Inchiesta sul calcioscommesse delle Procura di Cremona, infatti, non si è fermata anzi si sta attivando per riorganizzare l’ufficio che accorperà la anche la Procura di Crema. Le indagini stanno continuando e coloro che si facevano pagare circa 400 mila euro per le dritte sulle combine delle partite di serie A, sono stati ormai identificati. Il problema rimane scoprire chi sta dietro a tutta questa storia, e se sono presenti quei nomi già coinvolti nell’inchiesta. Uno di questi è Stefano Mauri, il calciatore della Lazio, già arrestato nel maggio del 2012; la domanda legittima è: perchè Mauri gioca ancora? la risposta è arrivata dallo stesso Palazzi. «Perchè le indagini sono ancora in corso e la Procura non ha ancora trasmesso gli atti». Infatti il pm Di Martino sta cercando nuovi riscontri e non ritiene di avere a disposizione un materiale completo. Un forte rallentamento ha subito anche il patteggiamento del principale pentito Carlo Gervasoni, in merito c’è bisogno di trovare un giudice compatibile visto che Guido Salvini è stato quello delle indagini preliminari.

Nel febbraio 2012 il Coni ha emanato alcuni principi di riforma, non entrati in vigore, come l’eliminazione del terzo grado e la celebrazione del secondo o davanti alla Corte federale o all’organo del Coni lasciando la scelta al ricorrente. Ma non è possibile che sia l’imputato a scegliersi il giudice, anche perché al Tnas non esiste la figura del «pm sportivo». Lo stesso Malagò ha definito il Tnas uno «scontificio», che questo abbia natura arbitrale e che arrivino sconti (250 mesi di condanne depennati solo per il calcioscommesse) è evidente dato che decidono tre arbitri e lo scopo e di arrivare ad una conciliazione. L’assurdo è che ci si arrivi dopo due gradi di giudizio, cosa che non succede per la giustizia ordinaria. Secondo Gerardo Mastrandrea (presidente delle Corte federale) avrebbe più senso se la conciliazione arrivasse prima dei processi, ed è quello che si è cercato di fare con i patteggiamenti (anche se a volte, l’accordo non si trova, come è successo nel caso di Antonio Conte). Quindi la proposta della Figc è di abolire il Tnas e di trasformare l’Alta corte (presso il Coni) in un organo di legittimità.

Per quanto riguarda gli “sconti a chi parla” si sono fatti dei passi avanti, di solito chi non è coinvolto ma è a conoscenza di un illecito, non collabora con i magistrati per paura della sospensione. Palazzi chiarisce: «In merito sono stati introdotti dei riconoscimenti per chi collabora». E l’ultimo punto, peraltro il più contestato riguarda le società che non vogliono pagare per i danni causati dai propri tesserati. Ma la responsabilità oggettiva è un capo saldo anche in ambito internazionale e non cambierà. Quindi la soluzione proposta dalla Figc, condivisa da Laudati ed ispirata alla legge 231 sulle responsabilità d’impresa, propone che paghino meno (o affatto) i club che avranno introdotto sistemi di prevenzione e prevenzione.

 

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